MUSEO DEL COSTUME RAFFAELLO PIRAINO

1770-1780

Habit à la française con gilet in taffetas di seta azzurra a pelo strisciante. Questa marsina, ritrovata  a Palermo, è appartenuta alla nobile famiglia dei conti Maurigi ma la sua manifattura è sicuramente francese. L’aristocrazia isolana, già prima della Rivoluzione Francese, gradiva confrontarsi con quella parigina. Nei palazzi nobiliari siciliani il cuoco (monsù) era francese, francese era il sarto di casa e il francese era la lingua salottiera parlata. Quando gli abiti non erano confezionati in loco, ma sempre su modelli d’oltralpe, si facevano arrivare direttamente da Parigi, così come probabilmente avvenne per questo raffinato capo. La fodera è in lucido raso di seta rosa, i bottoni (29 in tutto) sono rivestiti con argento lamellare placcato d’oro e decorati con filo metallico ritorto. Hanno funzione solo decorativa in quanto il capo è totalmente privo di asole. I bottoni sono così distribuiti: 11 sulla falda, 3 su ciascun paramano, 3 sugli ampi spacchi e pieghe posteriori, tre su ciascuna patta. L’estesa decorazione si svolge attorno ad un motivo a nastro ad andamento sinuoso intrecciato con motivi ad infiorescenze. È eseguita con filo in argento dorato, con argento dorato laminato,  canutiglia e paillettes dorate diversamente sagomate. Sino al 1760 la marsina apparve senza collo; in seguito, portò un cinturino a pistagno di pochi centimetri di altezza, come in questo esemplare, e dopo il 1780 i colletti furono molto alti. Evoluzione inversa invece hanno avuto i paramani che da  molto ampi nel periodo 1730-1750, si ridussero notevolmente sino a diventare, dopo il 1760, un piccolo risvolto. Il gilet  nello stesso tessuto ma con fodera in seta pura ecrù, (fodera di seta ecrù) è chiuso sul davanti con 19 bottoni e relative asole mentre sul retro, in parte realizzato con lo stesso tessuto dei quarti anteriori e in parte con raso di seta azzurra, la chiusura è formata da occhielli a fettuccia passante. La decorazione ripete i moduli della marsina. Non è pervenuta la culotte che secondo i canoni dell’epoca doveva essere corta al ginocchio e in tessuto più chiaro. I riferimenti sono numerosi soprattutto con la ritrattistica dell’epoca ed anche con capi custoditi presso le pubbliche raccolte. Simile per tessuto e decori è una sottoveste del 1730 pubblicata sul catalogo del Museo Stibbert di Firenze a pag.88 e con l’habit del 1770 pubblicato sul catalogo La Mode en France – 1715-1815 della Bibliothèque des Arts, Paris, pp. 50-59.


1770-1780

Habit à la française with vest in blue silk taffeta, crawling fur. This tails, found in Palermo, belonged to the noble family of Maurigi counts but its manufacture is definitely French. The island's aristocracy, even before the French Revolution, imitating the Parisian aristocracy. In Sicilian palaces the cook (monsù) was French, French was the tailor of the house, and French was the language spoken in aristocratic and upper middle class. When the clothes were not made on site, but always on transalpine models, they did come directly from Paris, as well as probably happened to this fine garment. The lining is in bright pink silk satin, buttons (29 in all) are covered with laminated silver plated with gold and decorated with metal twine. They function only decorative, because the garments is totally devoid of buttonhole. The buttons are distributed as follows: 11 on the flap, three on each lapel sleeves, three on large pleats on back, three on each flap on the back. The extensive decoration takes place around a tape to sinuous pattern woven with motifs to inflorescences. It is performed with wire gilded silver, with gilded silver laminate, tinsel and golden sequins differently shaped. Until 1760 the garments  appeared no neck; later he joined a pistagno collar of a few centimeters in height, as in this specimen, and after 1780 the collars became very high.

Evolution on the contrary rather have had the cuffs that very large in the period 1730-1750, was greatly reduced to become, after 1760, a small lapel. The waistcoat in the same fabric but with pure ecru silk lining is closed at the front with 19 buttons and buttonholes; on the  back, in part made of the same fabric of the forequarters and partly with silk satin blue, the closure is formed by eyelets with tape di seta. The decoration repeats the forms of dress coat. The pants (culotte)  were not found, according to the canons had to be short to the knee and lighter fabric. The references are numerous especially with portraits of this period and also with others complete suits  kept in public collections. Similar in fabric and decorations is a habit of 1730 published in the catalog of the Stibbert Museum of Florence to page 88, and with the habit of 1770 published in the catalog La Mode en France - from 1715 to 1815 of the Bibliothèque des Arts, Paris, pp. 50-59.

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